La comunità di Rosà
“Ho una malattia genetica progressiva, ma non è questo a definirmi: per quanto condizioni la mia vita, io amo la vita. Ho smesso di camminare a dieci anni, eppure accettarlo è stato relativamente semplice, pensando a ciò che mi avrebbe atteso negli anni successivi. Nell’ultimo decennio la mia salute è peggiorata: ho iniziato ad avere difficoltà a mangiare e ho avuto bisogno di supporto respiratorio, fino a dipendere gradualmente da dispositivi vitali.
Nonostante tutto, nella vita ci sono sempre momenti belli, spesso inaspettati. Ho sempre cercato di fare le cose normali che fanno tutti, per quanto possibile: andare a scuola, praticare sport, coltivare amicizie.
Dove trovo la forza e la speranza per affrontare le difficoltà? È la vita stessa a darmene: ogni giorno vedo accadere qualcosa di bello intorno a me, e questo mi sostiene”.
Queste sono le parole, quasi un testamento, che ci lascia Gabriele Battilana, 35 anni, originario di Dueville (VI) e affetto da distrofia muscolare di Duchenne. Da aprile 2025 risiedeva presso l’Istituto Palazzolo di Rosà, nel nucleo Ciliegio-Fiordaliso. Gabriele è mancato nel mese di dicembre.
Per comunicare utilizzava un comunicatore a puntamento oculare, che gli permetteva anche di navigare in internet. Manteneva inoltre una buona autonomia negli spostamenti grazie alla carrozzina elettrica, che riusciva a manovrare con la mano.
Gabriele era un ragazzo solare, capace di creare legami con tutti. Amava la ricerca scientifica, la musica — in particolare i Pink Floyd — ed era un grande tifoso della Ferrari in Formula 1. Quando viveva ancora in famiglia, partecipava attivamente alla vita parrocchiale come animatore e praticava diversi sport, tra cui il minibasket in carrozzina, disciplina con cui ha conquistato anche un titolo nazionale.
Dopo aver frequentato l’indirizzo biologico al Boscardin di Vicenza, si è laureato in bioinformatica presso l’Università di Verona.
Profondissimo era il legame con il fratello Giovanni, più giovane e affetto dalla stessa patologia: si sono sempre sostenuti e accompagnati, con una cura reciproca che li ha uniti in ogni fase della vita.
Gli operatori del gruppo Ciliegio-Fiordaliso ricordano Gabriele come un esempio di vita, coraggio, determinazione e tenacia. Sapeva assaporare ogni giorno e dare valore alle piccole cose. Non si arrendeva mai: cercava sempre il lato positivo, trovando con determinazione nuove soluzioni alle sfide quotidiane. Quando vedeva qualcuno stare male, si preoccupava e con premura offriva una parola di conforto. Ha affrontato tutto con consapevolezza, coraggio, umiltà e, soprattutto, con il sorriso.
Per i suoi genitori, Gabriele rimane “l’uomo del sole”: colui che indica come attingere forza dalla vita stessa.


