“LO SBAGLIARE È DA UOMO, CORAGGIO!”

A cura di suor Sonia Rusconi

Suor Benedetta Franco (1861–1947), figlia di una famiglia di commedianti della provincia di Torino, arrivò tra le Suore delle Poverelle come orfana e, crescendo, scelse di diventare religiosa. Le sue lettere mostrano una grande confidenza con i Fondatori, che la inviarono giovanissima come superiora nella casa di Vicenza Santa Chiara. Fu lei a redigere la maggior parte dei verbali “Si fece un po’ d’unione”, nei quali veniva raccolto ciò che i Fondatori insegnavano alle Suore durante gli incontri spirituali. 

Nella sua testimonianza, suor Benedetta racconta come per Madre Teresa Gabrieli il Paradiso fosse una realtà vicina e certa. Con il suo modo diretto e appassionato, la Fondatrice incoraggiava a non avere timore di donarsi totalmente a Dio, mentre sapeva essere altrettanto schietta quando si trattava di correggere le giovani: “Hai l’anima da salvare!” ripeteva più volte. Il suo zelo era forte e generoso, ma sempre unito a benevolenza e compassione. 

Una delle caratteristiche più evidenti di Madre Teresa era l’attenzione ai giovani, specialmente ai più poveri. Finché le fu possibile, si dedicò con pazienza all’istruzione dei bambini, partecipando alle scuole festive e serali, anche quando era già Madre Generale. Con le suore sapeva essere davvero una madre: trovava le parole giuste per consolare nei momenti di tristezza e incoraggiare nelle lotte interiori. Ripeteva spesso: “Via, lo sbagliare è da uomo, il pentirsi è da angelo. Coraggio!” – parole che infondevano fiducia e forza. 

Suor Benedetta sottolinea anche la prudenza della Madre, che spesso accettava in silenzio situazioni difficili “per amore della pace”. Più ancora la colpiva la sua semplicità, che rimaneva evidente anche nelle tribolazioni più dolorose. Quando una suora decideva di lasciare la Congregazione, madre Teresa sospirava, alzava gli occhi al cielo e diceva: “Signore, vuoi anche questo? Sia… sia…”

Madre Teresa era anche una donna di grande tempra: invitava le suore a non essere troppo fiacche, a sopportare con equilibrio i piccoli disagi quotidiani. Se una non si sentiva bene, ma era comunque in piedi, le diceva: “Prendi un pezzo di pane, sforzati di mangiare: sarà debolezza.” Raccontava con ammirazione dell’esempio della propria maestra, che fece scuola fino all’ultimo giorno e morì poco dopo. Il Fondatore, tuttavia, la richiamò con dolcezza: “Si ricordi, Madre Generale, che le suore del suo Istituto non potranno essere di questa tempra; non lo pretenda mai.”

Madre Teresa era profondamente umile. Si considerava ignorante e affermava: “Sono capace di far danni”, e lo diceva con totale convinzione. Amava il nascondimento così tanto che temeva persino l’ampliamento dell’Istituto, per paura che andasse perduto questo spirito. A volte pareva persino troppo esitante ad aprire nuove opere proprio a causa di questo timore. 

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