Edoardo Manzoni
Dal 1997 direttore esecutivo e direttore generale dell’Istituto Palazzolo
Da maggio 2025 è il nuovo presidente del gruppo editoriale Sesaab
Ogni vita ha la sua storia, le sue propensioni e le sue aspettative; conosce momenti di luce e di crisi, sperimenta violenza subita e generata, affetti cercati e perduti, occasioni colte e lasciate.
L’umanità intera è fatta di innumerevoli storie di uomini e donne che cercano, rifiutano, subiscono, desiderano. Dio ama ciascuno di noi a tal punto da aver inviato suo Figlio e da aver donato, nel tempo e nello spazio, doni particolari alla Chiesa. Doni perché ogni storia, ogni vita, possa sentire che il proprio nome è scritto nel palmo del Padre (Is 49,16). Questi doni dello Spirito, segno di un Dio che si fa presente nella storia, sono i carismi. San Paolo scrive: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune» (1 Cor 12,7).
Sono doni affidati al popolo di Dio attraverso persone fedeli e sante, che comprendono fin da subito come ciò che ricevono non sia per sé, ma per l’umanità intera.
Diversi carismi sono necessari per raggiungere ogni esperienza umana, affinché proprio lì ciascuno possa sentire la vicinanza e la tenerezza di Dio. Il carisma è dunque uno sguardo sul mondo, un paio di occhiali che permette di leggere più in profondità alcune situazioni dell’esperienza umana e di accompagnarle alla scoperta dell’amore di Dio.
Luigi Maria Palazzolo e Teresa Gabrieli hanno accolto un dono speciale: lo sguardo di Dio verso i più poveri, i più fragili, i rifiutati. Lo hanno custodito, fatto crescere e trasmesso.
Ciò che mi ha sempre colpito dei Fondatori è il loro profondo desiderio di condivisione di questo dono carismatico. Già nella notte del 22 maggio 1869 la prima comunità nasce con i poveri stessi (la bambina disgraziata Molgori) perché la vera condivisione nasce da un “con” e non da un “per”.
Questo speciale paio di occhiali, in oltre 150 anni di storia, è passato tra le mani di tante suore delle Poverelle, che ne hanno fatto una scelta di vita assoluta; di tanti poveri, che hanno sperimentato l’accoglienza dell’Amabile Infinito; di tanti laici e amici che vi hanno investito la propria esistenza.
Questo dono, quasi per caso, è giunto anche nelle mie mani. Mi ha permesso di cambiare lo sguardo sul mondo: guardare più in basso, impegnarmi per la giustizia sociale, assaporare la bellezza della semplicità e dell’umiltà, credere nella comunità, lavorare per un mondo più bello partendo dal passo dei più deboli.
Trent’anni di collaborazione nell’Istituto Palazzolo hanno plasmato la mia vita personale, la mia speranza cristiana e la mia crescita umana. Questo sguardo mi ha insegnato a leggere la realtà con gli occhi di chi fatica di più, perché ogni risposta a un bisogno è autentica solo quando sa radicarsi nell’altro, custodirlo e sollevarlo. Un paio di occhiali che aiuta a vedere e a imparare il mestiere del vivere.
Nella storia esistono carismi che hanno perso forza con il venir meno di alcuni bisogni. Il dono trasmesso dal Palazzolo, invece, non invecchierà mai, in nessun continente. Egli ci ha lasciato un solo criterio: «dove altri non giunge». Un’espressione che interpella ieri, oggi e sempre, e che rende questa esperienza priva di confini di spazio e di tempo.
Il carisma palazzoliano non è mai teoria, ma esperienza concreta tra persone, guidata nei mezzi e nei fini dalla luce del Vangelo. È un modo unico e bellissimo di vivere la vita cristiana e di organizzare i servizi ai poveri: partire da loro, costruire risposte ai loro bisogni e desideri, portare la loro voce nei luoghi della società. Significa partire dalle persone, riconoscendo dietro ogni limite, legato all’età, alla disabilità o a una vita difficile, la straordinaria ordinarietà dell’umano.
Il carisma palazzoliano non è mai “pro o contro”, non si ferma al “si può o non si può”, ma va sempre oltre, perché vive concretamente il primato della persona sulla regola. Un verbo che ben racconta questa straordinaria vicenda di carità è osare. Tenere gli occhi aperti sui bisogni che nessuno vede porta inevitabilmente a osare.
Anch’io ho avuto la grande fortuna, la grazia, di incontrare la storia del Palazzolo. Al di là della vicenda straordinaria dei Fondatori, questa storia è fatta di tanti volti, tante mani, tante storie. Ognuna è un tassello prezioso del puzzle della mia vita, a cui va il mio grazie. Nel mio cuore vive una profonda gratitudine, perché ciò che sono è il frutto di tanti bellissimi incontri.
Gli anni mi hanno insegnato che questo dono di Dio non si consegna, ma si moltiplica. Chi, come me, lo ha ricevuto lo custodisce per sempre, condividendolo con gli altri: un’accoglienza che genera e, di mano in mano, si rigenera. A tutti auguro di poter assaporare questo bel paio di occhiali.
Grazie a chi mi ha dato l’occasione di accoglierlo, a chi lo ha condiviso con me e a chi continuerà a portarlo nel mondo.


