MATRICOLA N. 2579: MADRE DONATA, IL CORAGGIO DELLA CARITÀ

A cura di sr. Sonia Rusconi (Ispirato all’articolo di suor Gemma Della Monica pubblicato su Charitas n. 3, anno XLVI, p. 13 ss.)

Vittoria Castrezzati, chiamata poi Madre Donata, nacque a Saiano (BS) nel 1885. Entrata nell’Istituto delle Suore delle Poverelle, emise la sua prima professione religiosa all’età di vent’anni. Donna animata da un profondo amore per la vita e capace di infondere speranza nel prossimo, si distingueva per una tempra forte e coraggiosa, coniugata a una squisita delicatezza e cordialità. La sua presenza silenziosa metteva a proprio agio chiunque.

Il “coraggio da leone” sotto le bombe

Durante il secondo conflitto mondiale, Madre Donata ricopriva l’incarico di Superiora presso la casa di via Achille Papa a Milano. Dal 1938, la struttura si dedicava instancabilmente all’assistenza di anziani non autosufficienti e malati terminali, giungendo a ospitare mille persone nel 1943, proprio mentre la città subiva devastanti bombardamenti a tappeto.

Don Beppino Tedeschi, che trovò rifugio nell’Istituto per sfuggire alla persecuzione delle SS, ricordò nel 1960 lo straordinario sangue freddo della religiosa: “Durante i frequenti bombardamenti, ho scorto in lei un coraggio da leone. Quando risuonava l’allarme, percorreva le camerate rassicurando tutti: ‘State tranquilli, non accadrà nulla’. La sua sicurezza era tale che si scherzava dicendo avesse dato ordine agli americani di risparmiare l’Istituto”.

Un rifugio tra le macerie

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca, Milano divenne teatro di atroci crudeltà, specialmente contro ebrei e prigionieri politici. Nonostante l’Istituto Palazzolo fosse stato gravemente danneggiato da un’incursione aerea nella notte tra il 12 e il 13 settembre, Madre Donata non desistette. Sebbene gran parte dei degenti fosse stata evacuata, lei rimase con quindici consorelle a proteggere gli ultimi quaranta malati.

Come documentato da Don Alessandro Pronzato, il Palazzolo divenne uno dei rifugi più sicuri della città. Sotto la guida intrepida di Madre Donata, i clandestini venivano celati tra le macerie, nei solai o negli scantinati. Ebrei, partigiani, disertori e profughi venivano accolti senza distinzione di razza o credo, ricevendo cure, vitto e documenti falsi per espatriare in Svizzera. Si calcola che l’Istituto giunse a nascondere fino a 144 perseguitati.

L’ora di grazia: il carcere e la fede

La dedizione della religiosa non tardò a attirare i sospetti delle autorità nazifasciste. Nel luglio 1944, a seguito dell’arresto di un gruppo di fuggiaschi al confine, emerse la complicità delle suore. La sera del 14 luglio, tre ufficiali tedeschi e un interprete fecero irruzione in via Achille Papa. Sotto la minaccia delle armi e dopo un sommario interrogatorio, Madre Donata fu condotta al carcere di San Vittore.

Nel suo diario, intitolato significativamente “L’ora di grazia”, descrive quei momenti con serena accettazione: “Giunta a San Vittore verso mezzanotte, baciai con trasporto il mio crocifisso, abbandonandomi totalmente alla volontà del Signore. Quanto è dolce soffrire con Lui!”.

Registrata con la matricola 2579, trascorse ventuno giorni in isolamento nella cella n. 54, trasformando la prigionia in un tempo di ritiro spirituale. Anche quando fu raggiunta da due consorelle, la sua preoccupazione principale fu quella di rincuorarle, organizzando la vita quotidiana come in una piccola comunità religiosa.

La liberazione e l’esilio

Il destino delle religiose sembrava segnato dalla deportazione nei campi di sterminio, ma un evento imprevisto cambiò il corso della storia: proprio mentre i camion erano pronti al carico, la mancanza di carburante e il tempestivo intervento del Cardinale Schuster portarono al decreto di scarcerazione. Il 3 agosto 1944, Madre Donata lasciò il carcere, non prima di aver rivolto una preghiera di sincera compassione per l’uomo che l’aveva arrestata.

Sebbene liberate, alle tre suore fu proibito il rientro a Milano; furono inviate in “domicilio coatto” a Grumello del Monte, tra i disabili, in quello che i tedeschi intendevano come un confino punitivo. Vi rimasero fino al 16 dicembre.

L’eredità spirituale

Gli ultimi anni di Madre Donata furono segnati dalla malattia e da una progressiva cecità, prove che affrontò con il consueto spirito di abbandono. Con un ultimo tocco di fede, amava ripetere: “Il Signore mi ha messo fuori uso gli occhi perché, ben riposati, siano pronti a contemplarlo in Paradiso”.

ALTRI ARTICOLI

SUOR ROSE KONDWANI

SUOR GESUALBA PEGORARO

SUOR GIANLORENZA PERANI