Educatrici e Suore del Mantello
Vent’anni fa, su mandato della Famiglia delle Suore delle Poverelle, suor Daniela Giovanelli ha aperto la porta di una casa a donne che vivevano sulla strada. Un gesto semplice e coraggioso, che nel tempo è diventato un progetto condiviso: accanto a lei sono arrivate volontarie, educatrici e altre consorelle, dando vita a un’esperienza di accoglienza capace di crescere e trasformarsi. Come avrebbe detto San Luigi Maria Palazzolo, «a seconda dell’avvicendarsi dei tempi», anche Il Mantello ha saputo cambiare forma, restando fedele alla sua vocazione originaria: accogliere, proteggere e accompagnare.
Una casa, due servizi
Oggi Il Mantello si esprime principalmente attraverso due servizi.
- Casa Accoglienza Il Mantello è un servizio residenziale di bassa soglia, aperto 365 giorni all’anno, che accoglie circa 9–10 donne in situazione di grave marginalità. A partire da ottobre 2025, in seguito alla chiusura di Casa Samaria, la struttura ha riservato alcuni posti a donne inserite in misure alternative al carcere. Dalla stessa esperienza di Casa Samaria nasce anche il laboratorio di sartoria, che continua a offrire un prezioso servizio al carcere: la preparazione dei kit per i nuovi ingressi e di abiti per chi non ha una rete familiare di supporto.
- Accanto a questo servizio opera Mantello 2, un’unità d’offerta socio-sanitaria a bassa intensità nell’area delle dipendenze, accreditata con Regione Lombardia. Il servizio accoglie 8 donne impegnate in percorsi di graduale autonomia.
- Da dieci anni entrambi i servizi sono gestiti dalla Cooperativa CON-TATTO SERVIZI S.C.S. ETS, una realtà che condivide e traduce quotidianamente la missione palazzoliana.
Vent’anni da celebrare
Per celebrare il ventesimo anniversario dell’apertura della Casa, sono stati proposti quattro momenti significativi: occasioni per ringraziare, fare festa, custodire la memoria, riflettere e dare voce alla storia vissuta.
Il filo conduttore di tutte le iniziative è stato il tema «La speranza è di casa», a ricordare che la speranza non è un’idea astratta, ma un’esperienza concreta, possibile per chi decide di varcare la soglia di Casa Il Mantello e di lasciarsi accompagnare nel riprendere in mano la propria vita.
I momenti vissuti insieme
- Sabato 27 settembre si è svolto un pomeriggio di festa con un’Apericena Solidale, musica dal vivo ed esposizione dei prodotti dei negozi dell’usato La Cosa Giusta di Dalmine, Torre Boldone e Brescia.
- Sabato 18 ottobre è stata la volta di una serata formativa, animata dalle storie delle donne che negli anni hanno abitato Il Mantello. Il dialogo tra suor Daniela e il professor Ivo Lizzola ha permesso di fare memoria e lasciarsi interrogare da parole chiave come Fatica, Pazienza, Responsabilità, Traguardo e Speranza. Al termine è stato distribuito il libretto «La speranza è di casa», una raccolta di testimonianze di donne, volontari e operatori che hanno attraversato questa esperienza tra il 2005 e il 2025.
- Sabato 22 novembre, presso il teatro di Casa Madre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, la Filodrammatica D. P. Caffoni di Cazzago San Martino ha presentato la commedia Il nome del fiore, una storia di donne, percorsi e rinascite.
- Lunedì 1 dicembre, giorno anniversario dell’apertura della Casa, il Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, ha presieduto la Santa Messa di Ringraziamento nella Parrocchia di Torre Boldone. Come segno di vicinanza personale e della Chiesa locale, ha poi condiviso la cena con le donne ospiti e con gli operatori di Mantello 1 e Mantello 2.
Una storia fatta di volti
In questi vent’anni sono state accolte molte donne: alcune oggi non sono più con noi, altre sono tornate in strada, molte hanno invece intrapreso, passo dopo passo, un proprio percorso di vita. Le parole di una recente ospite raccontano meglio di qualsiasi descrizione lo stile e la missione di questa Casa: «Qui ogni porta si apre con gentilezza e ogni passo trova ascolto. Casa Il Mantello è una casa che accoglie, protegge e accompagna. Come un mantello, scalda il cuore di chi ha bisogno di riprendere fiato. E tutto questo, nella libertà.»


