Paola Grazioli
Storie di rinascita e libertà
La Settimana della Cultura, organizzata per la comunità parrocchiale di Sant’Alessandro in Colonna, ha avuto come riferimento illuminante la lettera pastorale del nostro Vescovo Francesco, sviluppata attorno alla sequenza: “Nascere ogni giorno, servire con amore, festeggiare la vita”.
Come dare rilievo a questi passaggi fondamentali della nostra esistenza? Tra le diverse possibilità, si è scelto di coinvolgere, attraverso la collaborazione con la Caritas e la Casa Circondariale di Bergamo, alcune persone che, pur avendo vissuto esperienze difficili e trasformative, hanno trovato il coraggio e la forza di rialzarsi.
A partire da questo cammino, hanno scritto dei testi personali, raccontando la propria storia. In queste testimonianze emerge forte il desiderio di parlare, di farsi comprendere, di andare oltre il timore del giudizio altrui e affermare con dignità di essere donne e uomini capaci di guardare avanti, con il passato alle spalle.
Eppure, accanto a questo slancio, rimane un interrogativo profondo: una volta fuori, lontano da sbarre e celle, che cosa significa davvero vivere la propria libertà? Il rischio percepito è quello di dover affrontare una doppia pena: una dentro e una fuori.
I testi, accompagnati da intermezzi musicali, sono stati letti dagli stessi autori il 10 maggio, presso il teatro dell’Istituto Don Luigi Palazzolo. L’incontro si è rivelato non solo un momento di ascolto intenso, ma anche il raggiungimento di un obiettivo più ampio: rafforzare le relazioni, promuovere il dialogo, l’accoglienza, la condivisione e il gusto della vita.
Tutto questo è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione di molte persone e realtà: suor Roberta, che ha reso disponibile il teatro; suor Margherita, per l’appoggio organizzativo; la Caritas, nella persona del direttore don Roberto Trussardi; la dottoressa Giulia De Duro dell’équipe giustizia di Caritas; la direttrice della Casa Circondariale, dottoressa Ylenia Santantonio; la dottoressa Cristiana Primavori, responsabile dell’area giuridico-pedagogica; e tutto il personale, sempre disponibile, rappresentato dalla sovrintendente Elisabetta Armenise.
Che cosa abbiamo ricevuto da questo incontro? Forse il significato più profondo dell’esistenza, racchiuso proprio nelle parole che ne hanno guidato il percorso: “Nascere ogni giorno, servire con amore, festeggiare la vita”.
È emerso con chiarezza che il recupero della consapevolezza di sé, quando si apre agli altri, diventa un dono concreto per la comunità e per le persone care. Attraverso la dedizione e l’aiuto disinteressato, questo percorso coinvolge anche chi sta accanto, trasformando l’impegno quotidiano in un’esperienza ricca di senso e capace di generare nuova vita.


