PRENDERSI CURA DI CHI SI PRENDE CURA

Marco Dal Ponte e suor Marina Ghilardi

Dal desiderio di esprimere in modo concreto gratitudine verso tutto il personale della sede Santa Chiara di Vicenza è nata la proposta di offrire una giornata a Bergamo. Per favorire un’ampia partecipazione senza creare difficoltà nell’organizzazione quotidiana, l’iniziativa è stata articolata in quattro edizioni, così da garantire al tempo stesso presenza e continuità nei servizi.

La proposta è stata rivolta a tutto il personale della sede, compresi i liberi professionisti, coinvolgendo complessivamente circa cinquanta persone. La Direzione, rappresentata dal Coordinatore di Struttura, Marco Dal Ponte, e dalla Suora Responsabile della Casa, suor Marina, ha accompagnato tutte e quattro le giornate, condividendo pienamente l’esperienza insieme al personale.

Ogni giornata si è svolta secondo lo stesso programma. All’arrivo a Bergamo, il gruppo è stato accolto in Casa Madre con un momento semplice e familiare: un saluto all’interno della comunità religiosa, accompagnato da un caffè condiviso. È seguita la visita al museo dedicato al Palazzolo, guidata da suor Maria Rosa, che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta dei luoghi, della storia e dei segni legati alla figura del Fondatore e al carisma dell’Istituto.

All’ora di pranzo, il gruppo si è spostato presso il Villaggio Gabrieli, dove l’équipe di Casa Sofia ha offerto un pranzo preparato dalle donne ospiti del servizio. Questo momento non è stato solo una pausa conviviale, ma anche un’occasione preziosa di incontro e condivisione con un’altra realtà dell’Istituto, vissuta in un clima semplice e autentico.

Nel pomeriggio, la giornata è proseguita con la visita a Bergamo Alta, guidata dal nostro ex Direttore, Edoardo Manzoni, lungo le mura e nei luoghi più suggestivi della città. Infine, il rientro a Vicenza si è concluso con un aperitivo e un momento di condivisione, in cui raccogliere impressioni ed emozioni vissute durante la giornata.

L’iniziativa nasce dal desiderio di riconoscere concretamente l’impegno quotidiano del personale e il contributo che ciascuno offre al buon funzionamento dei servizi. Pur essendo già presenti diverse proposte promosse a livello generale dall’Istituto, è emersa la volontà di costruire qualcosa di “nostro”, come Santa Chiara, capace di coinvolgere direttamente le persone che ogni giorno vi lavorano.

Il significato della proposta va oltre la semplice giornata “regalo”: rappresenta un’occasione per vivere in modo nuovo il carisma e le opere del Palazzolo. Allo stesso tempo, ha permesso ai partecipanti di conoscere alcune case dell’Istituto e i relativi servizi, favorendo anche l’incontro tra colleghi della stessa sede che, pur condividendo la medesima missione, hanno poche occasioni per stare veramente insieme.

I riscontri ricevuti finora — in attesa delle ultime due giornate — sono stati estremamente positivi. Tutti i partecipanti hanno espresso entusiasmo per aver vissuto un’esperienza diversa dal solito, ma proprio per questo particolarmente significativa. Tra gli aspetti più apprezzati emergono la visita ai luoghi legati alla storia del Palazzolo, la possibilità di conoscere colleghi di altri servizi, il clima di leggerezza e serenità, la bellezza di Bergamo Alta e la capacità di coinvolgere di suor Maria Rosa e del dottor Manzoni.

Un momento particolarmente significativo si vive al termine di ogni uscita, durante l’aperitivo conclusivo a Vicenza. A ciascun partecipante viene chiesto di scrivere su un post-it una parola o una breve frase che racconti l’esperienza vissuta. Tutti questi pensieri vengono poi raccolti e appesi nella bacheca della sala bar: giorno dopo giorno, questo spazio si sta trasformando in una memoria condivisa dell’iniziativa, fatta di parole semplici ma ricche di significato.

Esperienze come questa ricordano quanto sia importante prendersi cura anche di chi, ogni giorno, si prende cura degli altri. Offrire occasioni di incontro, riconoscimento e conoscenza reciproca non è qualcosa di secondario, ma un modo concreto per rafforzare il senso di appartenenza, valorizzare le persone e custodire la qualità delle relazioni all’interno dei servizi.

Perché è proprio da gesti semplici che possono nascere nuove consapevolezze, legami più forti e un rinnovato senso del proprio lavoro dentro la storia e il carisma dell’Istituto.

ALTRI ARTICOLI

SUOR ROSE KONDWANI

SUOR GESUALBA PEGORARO

SUOR GIANLORENZA PERANI