VILLAGGIO IN FESTA

Suor Cinzia Nicoli

Storie che fanno casa

Da alcuni anni, durante il mese di maggio, al Villaggio Teresa Gabrieli è tradizione celebrare una festa per ricordare la nascita della nostra famiglia religiosa e vivere un momento di fraternità e gioia insieme agli abitanti del villaggio, ma anche ai tanti amici e parenti che condividono con noi un tratto di cammino.

Il titolo scelto per questa giornata, “Storie che fanno casa”, esprime con profondità il senso della festa e la vita che scorre all’interno delle nostre realtà.

Ognuna di noi, con la propria storia, le proprie fragilità e le proprie ricchezze, intrecciandosi con la storia dell’altro, può “fare casa”: creare relazioni positive che sostengono nel cammino e aiutano a ripartire, affrontando la vita con nuove energie e risorse.

“Fare casa” significa anche dare voce alle emozioni e ai sentimenti che abitano la nostra vita, riconoscendo che è possibile generare solidarietà e trasmettere un patrimonio umano capace di far crescere, aprendo spazi di autonomia, libertà e responsabilità.

Questo spirito ha accompagnato fin dall’inizio la preparazione della festa: già nella fase organizzativa, infatti, erano presenti rappresentanti di tutte le realtà del Villaggio Teresa Gabrieli, segno concreto di partecipazione e condivisione.

Con un momento speciale abbiamo voluto sottolineare il profondo legame che ci unisce. In un clima di silenzio, accompagnato dalla canzone di Ornella Vanoni “Un sorriso dentro al pianto”, numerosi rappresentanti dei diversi servizi si sono avvicinati al centro del cortile, dove hanno ricevuto un foulard rosa. Successivamente, sempre in silenzio, si sono disposti in cerchio, tenendosi per mano: un gesto semplice ma intenso, capace di esprimere la forza dell’unione e della condivisione. Un messaggio chiaro e potente: insieme possiamo farcela; ci sono io per te e tu per me. Un’emozione profonda, che richiama le parole del canto e che rimane custodita nel cuore di ciascuno.

La festa è poi proseguita con la sfilata di moda, sempre entusiasmante: la bellezza porta con sé armonia e leggerezza. È sorprendente vedere come, quando il proprio servizio è animato dalla passione, sia possibile creare, anche con mezzi semplici, abiti capaci di esprimere gioia, eleganza e autenticità. Imparare a cucire diventa così anche un modo per ricucire i fili della propria vita: un simbolo del legame profondo tra l’arte e la cura, un segno concreto di bellezza.

E, come in ogni festa che si rispetti, non sono mancati musica, giochi per i bambini, dolci e tante leccornie, ingredienti indispensabili per rendere ancora più gioioso lo stare insieme.

Accoglienza, relazioni, cura, partecipazione e divertimento sono le parole chiave che guidano il nostro stare accanto alle persone più fragili. È questo che, con semplicità e leggerezza, abbiamo desiderato offrire e condividere con tutti coloro che hanno preso parte alla festa.

Perché, come diceva il nostro fondatore San Luigi Palazzolo, “ci vuole cuore largo per fare il bene e via allegramente”.

“E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare
ferite da leccare e grandi amori solo da desiderare
se l’universo scomparisse in un istante e non ci fosse più
io sicuramente resterei per sempre
per sempre in equilibrio sopra un’emozione
che capovolge l’esistenza alle persone

che non si può spiegare fino in fondo ma che resta in fondo al cuore.”

da Un sorriso dentro al pianto di Ornella Vanoni

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