sabato, 29 Novembre,2025

UNA LUCE INASPETTATA: IL NOSTRO CAMPO ADO A SASSARI

Un gruppo di adolescenti dell’Oratorio San Giovanni XXIII di Ponte San Pietro (BG) ha scelto di vivere un camposcuola a Sassari, presso la comunità Don Graziano Muntoni, dove è presente una piccola comunità delle Suore delle Poverelle.

Don Marco

Accompagnare i nostri ragazzi in esperienze e incontri così ricchi di significato, come quello vissuto quest’estate grazie alla disponibilità e all’accoglienza delle Suore Poverelle, è stata una grande gioia. Come prete mi sono sentito davvero ospitato e parte di una famiglia capace di allargarsi: la famiglia del nostro Oratorio e della nostra Parrocchia si è intrecciata con quella della Comunità Don Graziano Muntoni e, più in generale, con quella delle Suore Poverelle. Esse ci hanno mostrato un cuore appassionato e ricco di amicizia cristiana: un cuore che anima, scalda e muove una comunità capace di restituire valore e dignità ad ogni persona, a partire da chi è smarrito, dimenticato o escluso, e da chi ha sbagliato ma per il quale vale sempre la pena non perdere la speranza, come ci insegna il Signore. In questo camposcuola abbiamo vissuto mille occasioni, affrontato mille sfide e ricevuto mille insegnamenti. Durante i giorni trascorsi insieme non siamo riusciti a coglierne fino in fondo tutto il valore, né a raccoglierne completamente i frutti. Ma anche il tempo del ricordo è prezioso: ci offre la possibilità di riconsiderare, interiorizzare e custodire ciò che abbiamo vissuto.

Sofia e Tommaso

Il camposcuola di quest’anno, vissuto presso la comunità di Sassari, è stato per noi un’esperienza unica, diversa dal solito e piena di sorprese. Siamo partiti con un po’ di pregiudizi e con l’idea che sarebbe stato difficile entrare in sintonia con una realtà così lontana dalla nostra vita quotidiana. In realtà, ci siamo resi conto che solo mettendoci in gioco fino in fondo e vivendo l’avventura senza riserve potevamo davvero imparare qualcosa di nuovo.
Nella comunità abbiamo trovato pazienza, dedizione e una grande attenzione verso chi sta cercando di riprendere in mano la propria vita. Persone che, giorno dopo giorno, lottano per cambiare in meglio. Ci ha colpito come attività che a noi sembrano banali – come i pasti condivisi o le pulizie – in realtà siano fondamentali per il reinserimento nella vita di tutti i giorni. Vedere come queste piccole cose possano ridare dignità ci ha fatto aprire gli occhi.
Ciò che più ci ha segnati, però, sono stati i momenti di dialogo: le chiacchierate con chi, dopo aver conosciuto il buio della violenza e del crimine, oggi prova a camminare verso la luce. In quei sorrisi e in quegli sguardi abbiamo visto speranza, e ci è sembrato di parlare con amici che conoscevamo da sempre.
Da questa esperienza ci portiamo a casa la consapevolezza che nessuno nasce cattivo: tutti possiamo sbagliare, ma tutti possiamo anche trovare la luce se qualcuno ci accompagna. E forse, per un piccolo tratto di strada, siamo stati proprio noi ad accendere quella luce insieme a loro.

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