giovedì, 29 Gennaio,2026

LE CARLINE E LE POVERELLE

Otto decenni di stima e amicizia

Paola Somenzi

Con questo breve scritto colgo l’opportunità di offrire una testimonianza che, insieme a quella di altre ex-Carline, intreccia un rapporto di stima e amicizia che lega da oltre ottant’anni il nostro gruppo a quello delle Suore delle Poverelle.

Ma chi sono davvero “Le Carline” e perché questa lunga frequentazione?

Nell’agosto 1941, Anna Bonomi Bolchini (1910-2003), fondatrice dell’Istituto Le Carline (1941-1979), avviò con le Suore delle Poverelle una fruttuosa collaborazione per offrire un servizio educativo-religioso alle ospiti del proprio Istituto. Un anno dopo la morte del padre, Carlo Bonomi (1859-1940), ispiratore del nome, Anna iniziò ad accogliere un piccolo gruppo di bambine con contesti familiari difficili, prima a Como e poi a Milano, nelle sedi di Via Donizetti 44 e di Via Perotti 2.

Io e tante mie compagne abbiamo vissuto gli anni più significativi della nostra vita proprio in questa seconda sede, nella zona nord-est di Milano (quartiere Maggiolina). Qui la palazzina verdeggiante, risalente agli anni ’20 e riadattata negli anni ’56-’57 dall’architetto Marco Zanuso per una Comunità femminile di 40 bambine e 20 pensionanti, era un luogo luminoso e accogliente. L’ambiente, curato nei dettagli e reso bello dal contributo di figure come l’architetta/designer Cini Boeri, favoriva socializzazione e senso di casa. Il giardino, l’artistica cappella con opere di Lucio Fontana e gli spazi comuni aperti completavano un contesto stimolante: camere a misura di bambina, aule di studio e un grande spazio per il gioco.

Questo progetto così speciale fu possibile grazie a una persona illuminata: Anna, “La Signora di Milano”, imprenditrice pioniere della filantropia femminile, pronta a offrire lavoro o apprendistato a molte pensionanti e a garantirne un futuro attraverso lo studio e lo sviluppo di competenze professionali. Per queste sue capacità, nel 1968 Anna ricevette l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. In questa missione sono state decisive le Suore delle Poverelle e i tanti collaboratori di cui custodiamo vivo il ricordo: Madre Maria Giupponi (prima madre superiora), Madre Natalia Rota Conti, Madre Erminda Micheli, Madre Rita Dossi, e tante altre.

Ricordiamo con affetto suor Azelia Bianchi, suor Prosperina Grazioli, suor Iginia Cerantola, suor Ottilia Tirioni, suor Nives Milesi, suor Rosancilla Vedovati, che hanno segnato profondamente il nostro cammino. Nell’estate del 1973 la presenza delle Suore delle Poverelle si è conclusa; al loro posto sono subentrate le Suore Domenicane, fino alla chiusura del collegio nel 1979. Negli anni ’80 l’edificio ha ospitato la Polizia di Stato “Greco-Turro”, che lo ha adattato a uso di pubblica sicurezza.

Guardando a questi ricordi, noi ex-Carline ci sentiamo testimoni privilegiate di un’esperienza straordinaria vissuta grazie a Anna, vera antesignana dell’emancipazione femminile nel mondo del lavoro, degli affari e della filantropia. Oggi la sua storia è un simbolo ante litteram di creatività, curiosità, coraggio e desiderio di superare confini: un simbolo che merita di essere ricordato e tramandato.

Testimonianza di Antonella Vago

Sono arrivata nel bellissimo collegio delle “Carline” all’età di tre anni, nel 1961. Tra i ricordi più belli di quel periodo, c’è quello dei giorni in cui, all’età di circa quattro anni, mi ammalai di “orecchioni”. In quel periodo la superiora era Madre Natalia Rota Conti, che, per paura di contagiare le altre bambine, mi portò nella sua camera. Mi curò con affetto, mi diede qualche zuccherino e mi permise di pettinarle i lunghi capelli.

Testimonianza di Mariuccia Brugnoli

Ricordo i tempi liturgici dell’Avvento e della Quaresima vissuti alle Carline negli anni Sessanta, quando Suor Iginia Cerantola, bravissima sarta del collegio, ci dava, ogni volta che facevamo un “fioretto”, un’immaginetta con dei fiori da colorare. Erano cose d’altri tempi, eppure le ricordo ancora con tenerezza, perché sono rimaste nel mio cuore come uno stimolo a vivere in modo sobrio e attento agli altri. Suor Iginia, inoltre, ci faceva il catechismo usando in modo efficace i “filmini”; non posso dimenticare le emozioni che provavo ascoltando le storie di vita di Gesù e dei santi. In particolare, le immagini della crocifissione di Cristo mi hanno trasmesso il suo amore per tutti noi più di tante omelie durante la Messa!

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