Un film che racconta la fragilità come forza e la comunità come casa
Fabio Cecchin – Coord. di Struttura RSD Rosà
C’è un’alba che appartiene a tutti: illumina i volti, le storie, anche quelle più fragili. È questo il cuore del cortometraggio Dove l’alba è di tutti, firmato dal regista Pietro Parolin e presentato nello spazio della Regione Veneto alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. Un’opera che nasce dall’Istituto Palazzolo di Rosà e porta sul grande schermo la vita di due suoi residenti: Alessandro Forlin e Marzia Frizzarin. Non un film che inventa, ma che raccoglie. Non una trama costruita, ma la realtà vissuta. Alessandro e la comunità dell’Istituto Palazzolo, con semplicità e coraggio, hanno scelto di “mettere in scena” la quotidianità: le difficoltà e le speranze che abitano il cuore di chi vive la disabilità. In loro, e attraverso loro, lo spettatore scopre che la fragilità non è soltanto mancanza, ma può diventare energia, desiderio di futuro, possibilità di dono. Per Parolin, originario di Rosà, questo progetto non è stato soltanto un lavoro: è stato un ritorno a casa. Da bambino aveva frequentato l’asilo proprio dentro il Palazzolo.

Tornarvi oggi con una cinepresa in mano ha significato chiudere un cerchio, trasformando un ricordo personale in un messaggio universale. La trama ruota attorno a una scelta difficile, che diventa passaggio e simbolo: una porta che si chiude e una vita nuova che si apre. Un gesto semplice, ma potente, capace di racchiudere il senso profondo di questo progetto: la disabilità non segna la fine di un percorso, ma può essere l’inizio di una nuova alba. Dietro a questa esperienza c’è molto più di una produzione cinematografica: c’è una comunità intera che ha aperto le proprie porte. Operatori, volontari, familiari, residenti: tutti hanno partecipato con discrezione e generosità, dando vita a un racconto che non appartiene a pochi, ma a tutti. La presentazione a Venezia ha avuto un valore che va oltre il prestigio del palcoscenico. L’assessore regionale al Welfare, Manuela Lanzarin, ha sottolineato: «Il cortometraggio mette in evidenza con coraggio e sensibilità la vita quotidiana di persone con disabilità all’interno dell’Istituto Palazzolo di Rosà, punto di riferimento per tutta l’area Pedemontana. Il film ci ricorda che le barriere più difficili da abbattere non sono quelle architettoniche, ma quelle culturali e sociali». Parolin stesso ha raccontato: «Abbiamo vissuto giornate intense: la sensibilità e la forza dei ragazzi ci hanno regalato emozioni che non si potevano programmare. La loro autenticità è stata il vero linguaggio del film». Dopo aver emozionato Rosà, Bassano e il pubblico del Festival Cinema Nuovo di Bergamo, Dove l’alba è di tutti è approdato al Lido di Venezia come un dono prezioso. Non un film qualsiasi, ma un’esperienza di comunità che, attraverso il linguaggio universale del cinema, ricorda che la vita, anche nella fragilità, può essere piena e luminosa. Questo cortometraggio resta nel cuore come una carezza. È la prova che nessuna storia è piccola e nessuna fragilità è invisibile, se qualcuno ha il coraggio e la sensibilità di raccontarla. E la conferma che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un cammino quotidiano fatto di incontri, scelte, sorrisi, mani che si tendono. Attraverso la storia di Alessandro, la comunità del Palazzolo ha consegnato al mondo un messaggio di speranza: ogni vita merita di essere raccontata, ogni persona porta con sé un dono, ogni alba è davvero di tutti.
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