“Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.” Lc 12,33-34 – Il 3 agosto un gruppo di 15 giovani, 3 sacerdoti e 2 suore delle Poverelle è partito da Milano Malpensa con destinazione Costa d’Avorio.
Matteo Cortinovis
Dopo uno scalo a Tunisi, siamo arrivati a Maféré, dove le suore ci hanno accolti e ospitati per due settimane nella loro comunità, attiva nell’istruzione e nel sostegno ai bambini. Sin dal primo giorno abbiamo percepito la forza del loro “Akwaba” – benvenuto – che ci ha fatto sentire parte di una grande famiglia. Non è stato semplice abituarsi a un contesto povero, fatto di acqua fredda, cibo diverso, connessioni limitate e case malmesse. Ma questa realtà, così distante dalla nostra, ci ha insegnato a guardare con occhi nuovi. Abbiamo vissuto momenti intensi: la visita al villaggio, l’incontro con i bambini e i loro abbracci spontanei; il rituale di benvenuto del capo villaggio; la festa dell’indipendenza con sfilate e danze; la Messa e il pranzo a Baffia. Abbiamo conosciuto anche l’altra faccia del Paese, visitando due aziende presenti sul territorio ivoriano per far luce anche sulla realtà economico – produttiva del paese: l’Oreal, impegnata nella produzione di acqua potabile e la PALMCI, una delle più grandi imprese nazionali, dedita alla raccolta e alla produzione di olio di palma. Siamo inoltre entrati in contatto con una realtà ben diversa da quella economica, raggiungendo un’altra struttura costruita dalle suore delle Poverelle: l’orfanotrofio, e toccando con mano la dedizione delle suore in questa casa, dove neonati e bambini trovano cura e speranza. Ferragosto è stato un momento speciale: la Messa dell’Assunzione, ricca di canti e danze, ci ha fatto sperimentare una comunità vivace e inclusiva. Ogni giorno, al rientro, giocavamo con i ragazzi del villaggio e la sera concludevamo con la preghiera, creando legami autentici. Abbiamo anche contribuito con lavori pratici: raccolta rifiuti e pulizia degli spazi scolastici, piccoli gesti per lasciare un segno concreto. Questa esperienza è stata un viaggio esteriore ma soprattutto interiore: ha smosso domande, emozioni, riflessioni profonde. I sorrisi dei bambini, la gioia nelle piccole cose, la forza di una comunità unita ci hanno insegnato che la vera ricchezza non è materiale. Siamo partiti con l’idea di aiutare, ma siamo tornati trasformati: più ricchi di vita, di energia, di amore. Non abbiamo cambiato l’Africa, ma l’Africa ha cambiato noi.


