DAL CUORE DELL’ITALIA ALLE ANDE DEL PERÙ: UN VIAGGIO CHE CAMBIA LA VITA

Annarita

Un incontro che cambia tutto

Partire per il Perù non è stato solo prendere un aereo. È stato entrare in un mondo nuovo, pieno di colori, sorrisi e paesaggi che sembrano dipinti. Dentro di me c’era una grande curiosità: non volevo solo visitare un luogo, ma incontrare persone e vivere esperienze autentiche. Il mio viaggio è iniziato grazie a una persona speciale: Suor Romina, una delle Suore delle Poverelle, che da bambina era stata la mia maestra. Dopo tanti anni ci siamo ritrovate, e da quell’incontro è nato il sogno di raggiungerla in missione, nella sua terra d’adozione: il Perù.

Chiclayo: il battito del Nord

La mia prima tappa è stata Chiclayo, una città del nord che mi ha conquistata subito. Non è una meta turistica, ma proprio per questo è autentica e viva. Tra i mercati colorati e il caos delle strade, ho scoperto la forza della gente e l’impegno delle Suore delle Poverelle, che vivono davvero accanto ai più poveri, condividendo ogni giorno la loro realtà. Con loro ho visitato luoghi speciali, come il Museo Tumbas Reales de Sipán, che racconta la storia di antiche civiltà, e assaggiato il mio primo ceviche: un piatto di pesce crudo marinato nel lime che racchiude tutto il sapore del Perù. Chiclayo mi ha insegnato che un viaggio vero non si misura in monumenti, ma negli incontri.

Pimpingos: la vita semplice che riempie il cuore

Poi è iniziato il viaggio verso la Sierra, le montagne del Perù, fino a Pimpingos, un piccolo villaggio andino. Il tragitto, fatto di curve infinite e panorami mozzafiato, è stato anche un viaggio interiore. Ero con Suor Romina: guardandola, sentivo che la vita ci aveva fatte incontrare di nuovo per un motivo. Pimpingos è un luogo sospeso tra cielo e terra. Case di fango, campi verdi e il profumo del caffè essiccato al sole. Qui la vita scorre lenta, scandita dal canto dei galli e dal lavoro nei campi. Con le suore ho partecipato alla vita della comunità: visitavamo famiglie, aiutavamo i bambini con i compiti, giocavamo e condividevamo i pasti. Le persone mi hanno insegnato tanto: la forza di chi vive con poco ma dona tutto, la ricchezza della semplicità, la bellezza dei gesti quotidiani. Nonostante le difficoltà, nei loro occhi c’era sempre un sorriso sincero. E i bambini, con la loro curiosità e le loro domande (“Com’è la pizza in Italia?”), mi hanno rubato il cuore.

Il Perù nel cuore

Tra le montagne ho imparato che la felicità non sta nel possedere, ma nel vivere con gratitudine. Che il tempo non deve essere solo produttività, ma presenza. E che la semplicità può essere una forma di libertà. Quando è arrivato il momento di tornare, ho sentito una malinconia dolce. Il Perù mi ha lasciato dentro una nuova consapevolezza: viaggiare non è scappare, ma ascoltare. È lasciarsi cambiare dalle persone che si incontrano. Oggi, se chiudo gli occhi, sento ancora il vento delle Ande e le risate dei bambini di Pimpingos. So che quel viaggio non è finito: continua ogni volta che scelgo di vivere con più semplicità, lentezza e gratitudine. Il Perù è entrato nel mio cuore, e da lì non se ne andrà più.

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