Dal 24 luglio al 3 agosto un gruppo di giovani da diverse regioni italiane ha percorso circa 180 km fino a Tor Vergata per partecipare al Giubileo con Papa Leone insieme a un milione di coetanei da tutto il mondo. Accompagnati da suore, frati e una coppia scout, hanno vissuto un’esperienza segnata da essenzialità, relazioni autentiche e meraviglie condivise. Per raccontarne meglio il valore, la parola passa direttamente a due giovani partecipanti.
“Ognuno di voi è porta santa.” Così ci ha detto fra Basilio la sera prima di arrivare a Tor Vergata, la meta del nostro cammino. Una frase semplice, ma così profonda da risuonare ancora oggi, giorni e settimane dopo la fine dell’avventura. Forse perché racchiude il cuore del pellegrinaggio: partire con il corpo, ma soprattutto con l’anima, per lasciarsi trasformare dal Giubileo.
Tutto inizia con un “sì”: sì, accetto la sfida; sì, rispondo alla chiamata. Ma subito arrivano i dubbi: riuscirò a camminare fino a Roma? Saprò vivere bene con un gruppo di sconosciuti? L’insicurezza sembra un ostacolo, e invece diventa una risorsa: è proprio ciò che rende più sorprendente scoprire la bellezza che nasce dal condividere, in armonia, un’esperienza così unica.
Il pellegrinaggio è fatica e impegno, è confrontarsi con i propri limiti, fisici e interiori. Ma è anche rinnovamento, riscoperta, incontro con sé stessi e con gli altri. Ogni salita e discesa, ogni passo sotto il sole o sotto la pioggia, diventa dono. Diventa bellezza.
Quella bellezza l’abbiamo percepita nel silenzio dei boschi all’alba, negli occhi di chi ci tendeva una mano, nei “buongiorno” e nei “come stai?” mai pronunciati a caso.
Ecco perché quelle parole ci toccano ancora: siamo stati testimoni di una gioia grande, colmata nei nostri cuori come in calici pronti a traboccare. Una ricchezza che non può restare chiusa in noi stessi, ma che chiede di essere donata attraverso piccoli gesti d’amore quotidiani.
Solo così, giorno dopo giorno, potremo davvero essere porta santa per chi incontriamo. Gaia
“La fragilità è parte della meraviglia che sei tu.” Questa frase di Papa Leone continua a tornarmi in mente. Non pensavo potesse raggiungermi, e invece ha toccato proprio me, che mi sentivo distante e inarrivabile. E so che, a Tor Vergata, ha fatto vibrare il cuore di tanti altri giovani come me.
Sono partita con il mio vecchio zaino da montagna, scarpe da trekking, tanta acqua, pochi cambi e un grande desiderio: staccare la testa dalla quotidianità. Così sono trascorsi dieci giorni: tra legami che nascono, mani che si stringono, sguardi assonnati e canti a squarciagola. Giorni di domande e risposte, di silenzi e di fatica, ma soprattutto di gratitudine per tutto ciò che la Strada e il Cammino sapevano donare.
Col tempo, la fatica ha smesso di bisbigliarmi all’orecchio che ero stata “stupida” ad accettare questa sfida: i miei compagni, senza nemmeno doversi spiegare, avevano già spazzato via ogni pensiero negativo.
E poi l’arrivo a Tor Vergata. Una distesa immensa di volti, bandiere, colori: impossibile contarli, quasi surreale. L’euforia saliva, e quando il Papa è passato tra la folla siamo corsi tutti insieme. Non avevo neanche capito che stesse arrivando, ma mi sono messa a correre lo stesso: la meta era lì, davanti a me. Un’onda di gioia pura, la certezza di essere amata, la risposta a una chiamata che non credevo sarebbe mai arrivata.
Sporchi di terra, ma con il cuore spalancato a ciò che il Signore aveva in serbo per noi. Nei giorni di sole, ma ancora di più sotto la pioggia.
Per me, il cammino è stato tutto questo. Micol


