{"id":615,"date":"2026-09-08T10:46:07","date_gmt":"2026-09-08T10:46:07","guid":{"rendered":"https:\/\/suoredellepoverelle.it\/rivistacharitas\/?p=615"},"modified":"2026-09-08T10:46:08","modified_gmt":"2026-09-08T10:46:08","slug":"un-secolo-di-presenza-silenziosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/suoredellepoverelle.it\/rivistacharitas\/index.php\/2026\/09\/08\/un-secolo-di-presenza-silenziosa\/","title":{"rendered":"UN SECOLO DI PRESENZA SILENZIOSA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Suor Margherita Gamba<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le Suore delle Poverelle nel carcere di Bergamo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel cuore del carcere di Bergamo si custodisce una storia poco visibile, ma profondamente significativa: quella delle Suore delle Poverelle, presenti ormai da un secolo accanto alle detenute. Una presenza discreta e costante, fatta di ascolto, cura e condivisione della quotidianit\u00e0, che affonda le sue radici nel carisma di san Luigi Palazzolo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le origini<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 nel 1876 il Palazzolo aveva risposto a una richiesta di aiuto per il carcere, dove si cercavano suore per assistere le detenute e lavorare nel laboratorio di filatura della seta. Quel progetto non si realizz\u00f2 allora, ma il bisogno rimase. Fu solo cinquanta anni dopo, il 28 ottobre 1926, che le Suore delle Poverelle entrarono nel carcere giudiziario di Bergamo, dando inizio a una presenza destinata a durare nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le testimonianze raccolte negli anni restituiscono l\u2019immagine di religiose capaci di farsi prossime a tutti: detenute e agenti ricordano il loro impegno instancabile e la bont\u00e0 con cui cercavano di portare sollievo in un contesto difficile. Durante la Seconda guerra mondiale, la situazione nelle carceri era drammatica: miseria, sovraffollamento, mancanza di igiene. Le suore si adoperavano per ottenere cibo, vestiti e cure, spesso mendicando aiuti all\u2019esterno per sostenere le persone pi\u00f9 fragili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto all\u2019assistenza materiale, si svilupp\u00f2 presto una dimensione educativa. Le detenute imparavano a cucire, lavorare a maglia e realizzare manufatti, fino a organizzare mostre e ricevere ordinazioni. Queste attivit\u00e0 offrivano non solo un piccolo guadagno, ma anche dignit\u00e0 e speranza. Nel 1966, per il quarantennale della loro presenza, all\u2019Istituto fu conferito un diploma di benemerenza per l\u2019opera svolta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le testimonianze e la vita vissuta<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Numerose sono anche le testimonianze dirette delle detenute. Tra queste, una lettera del 1968 racconta la gratitudine di una donna che, tornata alla vita familiare, riconosce nelle suore un punto di riferimento decisivo per la sua rinascita personale e spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Avrei tante cose da dirvi, ma non so da che parte cominciare tanta \u00e8 la gioia che provo di essere tornata a casa con mio marito e mio figlio. Davide continua a dire tutto il giorno: la mamma \u00e8 mia, non va pi\u00f9 via, \u00e8 mia, \u00e8 mia. Mio marito mi circonda di tanto affetto, \u00e8 molto premuroso, non vuole sentire niente del fatto, dice \u00e8 stato un brutto sogno; noi ora siamo felici, basta cos\u00ec\u2026 Mio marito mi dice spesso: le tue suore ti hanno voluto tanto bene, e ti hanno insegnato cose che da altre persone non avresti mai potuto imparare. Ora termino ringraziandovi di tutto cuore, pregate per me, che Dio mi aiuti ad essere una vera e buona moglie e madre. Io vi prometto che star\u00f2 pi\u00f9 vicina al Signore, i miei guai sono cominciati proprio quando mi sono allontanata da Lui. Vi ricorder\u00f2 sempre e specialmente nelle preghiere che recito tutte le sere con mio marito e Davide.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segni concreti di un accompagnamento che va oltre il tempo della detenzione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Continuit\u00e0 nel cambiamento<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino al 1977 le suore operarono nel carcere di Sant\u2019Agata in Citt\u00e0 Alta; con l\u2019apertura della nuova casa circondariale di via Gleno, si trasferirono al suo interno, continuando a vivere accanto alle detenute. L\u2019esperienza bergamasca rappresenta un caso singolare in Italia: una presenza stabile e residenziale \u201cdentro le mura\u201d, dove le religiose condividono lavoro, preghiera e vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la riforma penitenziaria del 1993, che ridefin\u00ec i ruoli del personale, anche la loro missione assunse forme nuove. Pur rimanendo all\u2019interno della struttura, le suore hanno progressivamente privilegiato la dimensione educativa e relazionale: sostegno umano, accompagnamento spirituale, assistenza infermieristica e collaborazione con operatori e volontari.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019oggi: servizi e quotidianit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi la loro presenza si esprime in molti ambiti concreti. Lavorano nella lavanderia del carcere, un servizio essenziale per centinaia di detenuti, e sono accanto alla sezione femminile, composta da circa quaranta donne. Il primo incontro con chi entra in carcere per la prima volta \u00e8 spesso decisivo: spaesamento, paura e solitudine rendono fondamentali parole semplici e gesti di accoglienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La giornata \u00e8 scandita anche da momenti di preghiera e condivisione: nella piccola cappella, ogni sera, le detenute possono ritrovarsi per ascoltare il Vangelo. In un contesto oggi pi\u00f9 complesso, segnato da fragilit\u00e0 psichiche, dipendenze, multiculturalit\u00e0 e nuove forme di disagio, le suore cercano soprattutto di \u201cfare famiglia\u201d, creando relazioni di fiducia e restituendo dignit\u00e0 alle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il loro servizio prende forma a partire dalle parole del Fondatore: \u00abIo cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri\u2026\u00bb. Un orientamento che ancora oggi guida la scelta di stare accanto a chi \u00e8 pi\u00f9 solo e dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo cento anni, il contributo delle Suore delle Poverelle continua a essere un segno discreto ma essenziale di umanit\u00e0 dentro il carcere: una presenza che non risolve tutti i problemi, ma che offre ogni giorno ascolto, speranza e la possibilit\u00e0 di ricominciare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suor Margherita Gamba Le Suore delle Poverelle nel carcere di Bergamo Nel cuore del carcere di Bergamo si custodisce una storia poco visibile, ma profondamente significativa: quella delle Suore delle Poverelle, presenti ormai da un secolo accanto alle detenute. 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